o FORSE FUNZIONA VERAMENTE?

 

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Se una metodica o un elettromedicale non hanno una serie di studi scientifici a supporto, pubblicati su riviste internazionali, non devono essere utilizzati.

Ok, vengo una settimana a nel tuo studio e voglio vedere se quello che fai al tuo paziente è tutto EBM!

Basta cambiare la sequenza di due tecniche, aumentare la frequenza, l’energia, la direzione per avere talmente tante variabili da dover chiamare un gruppo di scienziati da Nobel per venirne a capo.

La fisioterapia ha bisogno di scientificità per crescere ma anche di flessibilità e buonsenso. Si, buonsenso, basterebbe quello.

Le discussioni e i post degli ultimi giorni sulla Tecar sono figlie dell’ignoranza.

Una delle poche metodiche che in Italia è cresciuta e si è evoluta e nella quale siamo i primi esperti e oggi è demonizzata da chi non la conosce o pensa che non funziona perché O’Sullivan non la conosce…

Evitiamo di scendere nel ridicolo facendo deduzione logiche superficiali, strumentalizzando una gap di conoscenza di un leader di settore, che di certo non è famoso come ricercatore nel campo dell’ingegneria biomedica.

Prima di giudicare è importante conoscere bene come stanno le cose e capire perché la Tecarterapia sembra essere, solo una moda della fisioterapia in Italia.

La Tecarterapia ha cambiato la fisioterapia in Italia. Come e quanto l’ha cambiata giudicalo tu, ma è un dato di fatto. L’integrazione terapeutica è un’evoluzione del settore inevitabile e difendere posizioni estremistiche è veramente patetico e svilente. È giunto il momento di prendere l’eredità dalla fisioterapia degli ultimi 15 anni e capire come creare le migliori integrazioni terapeutiche per il nostro paziente. In fondo poi questa è l’idea che caratterizza chi, questo elettromedicale lo usa da sempre e che lo ha inserito nei suoi percorsi terapeutici.

Tecarterapia scarsi studi ma di chi è la colpa?

Cerchiamo subito di capire di chi è la “colpa” dell’imbarazzante scarsità di studi sulla Tecar e sfatiamo un po’ di miti sul fatto che all’estero non si usa e non si userà mai.

Dal suo ingresso nel mondo della fisioterapia in Italia la Tecarterapia ha avuto un grande problema, una curva di apprendimento troppo breve e risultati rapidi e molto importanti sul paziente.

Va ricordato che la metodica è stata da subito un’ integrazione tra tecniche di mobilizzazione ed energia fisica (una corrente intorno ai 500 KHz). I primi formatori/sperimentatori erano professionisti molto preparati, che come chi sta scrivendo, sperava di avere delle conferme scientifiche a quello che vedeva e vede ogni giorno sotto i suoi occhi: una tecnologia a supporto della terapia manuale, dell’esercizio terapeutico, della riabilitazione vascolare, della fisioterapia ortopedica e sportiva, con ancora davanti delle prospettive straordinarie.

L’aumento del fatturato all’estero delle aziende Italiane che producono Tecarterapia è in continuo aumento. È un trend iniziato qualche hanno fa. Gli scettici oltre confine sono andanti oltre la pochezza delle evidenze scientifiche e hanno provato i prodotti, come successe in Italia circa 20 anni fa.  Così è partita una nuova avventura per la Tecarterapia ma questa volta di tipo internazionale. Fa riflettere sapere, che solo in Francia sono stati vendute diverse migliaia di apparecchi in soli due anni, a fisioterapisti e osteopati affermati.

Ora, è chiaro la colpa è delle aziende che producono gli elettromedicali se non abbiamo uno studio a supporto della Tecar degno di questo nome. Hanno investito più nel marketing che nella ricerca. Lavorando a stretto contatto con diverse aziende del settore devo però spezzare una lancia a loro favore. Ogni volta che si siedono davanti ad un responsabile di un’università per 50.000 Euro di investimento, gli viene promesso uno studio di alta qualità che invece si rivela sempre superficiale e come sappiamo lontano dai requisiti per una pubblicazione su riviste indicizzate. Le università italiane con le loro contorte e opache dinamiche non hanno aiutato il percorso della Tecarterapia e l’avidità e l’ignoranza in materia sulla ricerca scientifica delle aziende produttrici hanno fatto il resto.

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Negli studi della maggioranza dei fisioterapisti italiani la storia è andata diversamente.

L‘alta compliance del trattamento, perché simile ad un massaggio e la percezione del calore, l’hanno fatta da subito salire nella classifica delle preferenze dei pazienti e non solo.

Anche i medici prescrittori hanno dovuto cavalcare il trend e la Tecarterapia come un tempo era la “posturale”,oggi è la più prescritta.

Contemporaneamente un inesorabile successo commerciale, ha portato via questa enorme possibilità di capire meglio perché, le correnti ad alta frequenza migliorano la biologia dei tessuti e come inserirle a supporto di altre tecniche e approcci terapeutici. Come anticipato, le prime aziende di Tecarterapia hanno badato solo al profitto non producendo un lavoro scientifico degno di nota.

Purtroppo, si vendeva e si vende anche senza studi a supporto, perché funziona bene e molto spesso anche in mani non esperte, con bassi rischi e ridotte controindicazioni, se non quelle di legge.

Quello che per le aziende di distribuzione è stato un successo commerciale senza precedenti ha influito negativamente sugli aspetti clinici e scientifici. Oggi ci troviamo con pochissimi studi e il più interessante sull’ “induratio penis plastica”, pur non essendo esaustivo, sicuramente sostiene l’effetto che la Tecarterapia ha sulla biologia dei tessuti, visto che la patologia è a carico del tessuto connettivo. D’altronde negarne totalmente l’efficacia come fanno alcuni integralisti della terapia manuale o i talenani dell’EBM è una posizione miope. La cosa che fa preoccupare è la modalità da “militanti di partito” con cui affrontano l’argomento e partecipano ai dibattiti.

Non avere studi scientifici a supporto non significa che non funziona, significa che non li hanno fatti, punto. Volendo poi analizzare la cosa da un punto di vista più generale.

Pensare che una termoterapia non abbia nessun effetto sui tessuti biologici è un’idea che può passare solo nella testa di chi ignora dei principi di fisica e di fisiologia noti anche ai non sanitari. Inoltre pensare che i risultati siano da attribuire esclusivamente ad una risposta placebo e che dietro ci sia solo un’ azione commerciale ben progettata che dura da 20 anni, sposta l’ambito del dibattito nel complottismo o nei misteri irrisolti, come le scie chimiche e i cerchi nel grano.

Gli estremismi non fanno mai bene e in una professione giovane come questa, c’è bisogno di un approccio al miglioramento che metta insieme intuizione e scientificità, esperienze personali e condivisione.

La tecar come “ferro da stiro”

Ora è il momento di mettere sotto accusa chi ha usato la Tecar “come un ferro da stiro”. Sono quei colleghi che quando un paziente arriva con un problema alla spalla finisce subito sul lettino a fare la Tecar sul punto di dolore. Senza una valutazione, dei test specifici, senza un inquadramento clinico e senza capire quale possa essere l’origine dei sintomi. Sono anche loro che hanno lavorato contro la Tecarterapia, cerchiamo di capire anche il fenomeno dei “fisiostiratori”.

La terapia manuale con il suo proverbiale clinical reasoning è arrivato tardi in Italia e le i vari approcci si sono diffusi con forza solo negli ultimi anni. La fisioterapia della “kinesiterapia attiva e passiva” l’ha fatta da padrona mentre il fenomeno Tecar prendeva il largo.

Per molti anni è stato più semplice “stirare e muovere a caso”  che fare un percorso di formazione in terapia manuale. Il problema come già detto è che funzionava e funziona anche in mani poco esperte. Infatti la possibilità di trattare in poco tempo volumi e superfici ampie, grazie l’utilizzo di specifiche geometrie e accessori sempre più efficaci, ha ridotto la necessità di essere più specifici nella valutazione.

L’aumento esponenziale di aziende produttrici ha abbassato notevolmente la qualità dei corsi di Tecarterapia. Infatti basta copiarne una già esistente, certificarla e metterla sul mercato senza nessun corso di formazione ad alta specializzazione per gli operatori.

La Tecarterapia è corrente ad alta frequenza e capire bene le geometrie e le differenti modalità di erogazione è fondamentale.

Il fisioterapista evoluto infatti deve poter scegliere dove cedere energia in base alla valutazione che ha eseguito. Fare un trattamento per un problema ad una struttura superficiale o profonda è molto diverso. Anche l’impedenza dei tessuti è fondamentale per la dose di energia da scegliere, come è importante con quali tessuti e strutture anatomiche è a contatto il nostro tessuto target.

La formazione tecnica sull’utilizzo della Tecarterapia è determinante se si vuole eseguire un trattamento ad alta specificità, cioè cedere energia nelle strutture che abbiamo determinato come origine dei sintomi o in qualche modo responsabili nei meccanismi di produzione del dolore o di alterazione del movimento. Solo una corretta valutazione permette di essere più precisi e utilizzare la Tecarterapia a supporto di altre tecniche che siamo esse di tipo manipolativo, di mobilizzazione articolare (anche per i movimenti accessori), o che abbiamo come obiettivo le strutture mio-fasciali, come nel caso dei Trigger Points.

Lo stimolo delle radiofrequenza sui tessuti biologici è noto anche in altri settori come ad esempio nella medicina estetica. I trattamenti sugli inestetismi del corpo, sono ormai pratiche di indubbia efficacia e verosimilmente la stessa è da attribuire all’effetto sul collagene e sulle problematiche vascolari alla base di molte di queste patologie.

Questo non sostituisce in alcun modo la necessità di un maggiore rigore scientifico all’utilizzo della Tecarterapia ma deve far riflettere molti prima di sparare sentenze lapidarie senza conoscere a fondo questo tipo di elettromedicali.

In realtà succede anche con altri mezzi fisici ma sarebbe necessaria un’altra disamina per approfondire l’argomento senza generalizzare, visto che in altri caso le evidenze esistono.

Una delle maggiori difficoltà nelle procedure di ricerca è determinata dal creare un gruppo di controllo in cui il macchinario non eroghi energia, ma il manipolo risulti caldo, come nel trattamento reale. Infatti in tutti i casi ci sarebbe una cessione di energia, con un un innalzamento termico della zona trattata. Questo complicherebbe chiaramente l’analisi dei risultati soprattutto nel caso di patologie tessutali superficiali.

In conclusione

Concludendo è giusto ribadire che la Tecarterapia ha bisogno di una base scientifica più importante per poter conquistare il posto che merita nel campo della riabilitazione. Spero che l’apertura verso l’estero di questo mezzo fisico, possa segnare una svolta e accelerare la produzione dei lavori scientifici che molti utilizzatori aspettano.

Sarebbe nello stesso tempo una soddisfazione per tutti quelli che negli anni hanno contribuito allo sviluppo e al miglioramento della metodica nata in Spagna, ma che ha visto il suo sviluppo e la sua evoluzione in Italia, paese forse superficiale per molti aspetti ma ricco di idee e creatività da non sottovalutare.

Luca Luciani

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