La distanza tra elettrodo e piastra di ritorno influenza l’impedenza e può cambiare l’efficacia del trattamento.

Più volume corporeo si interpone tra piastra ed elettrodo, meno corrente passa nel sistema a parità di tensione.
Con distanze importanti è difficile sapere in modo preciso il percorso della corrente all’interno del corpo.
Per questo è sempre preferibile creare geometrie corte e immaginare quale percorso vogliamo che faccia la corrente in base al nostro target anatomico.
Se non fai una buona valutazione fisioterapica non sai quale struttura anatomica è origine dei sintomi o quale è coinvolta nella disfunzione che vuoi trattare.
Troppo spesso il paziente finisce sul lettino e riceve il classico trattamento a “ferro da stiro”, un trattamento non specifico che non fa ottenere al paziente i risultati sperati e non fa bene a tutta la categoria.
È fondamentale fare una valutazione che segua delle linee guida precise.

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In A.I.T. lavoreremo insieme, prima di tutto, sulla valutazione del paziente e poi sulle integrazioni terapeutiche tra Tecarterapia, Osteopatia e Terapia Manuale.
Durante i corsi utilizziamo questo esempio: immagina che l’elettrodo sia il tuo occhio. Devi immaginare di guardare dentro al corpo del paziente dal punto di contatto dell’elettrodo e seguire il flusso della corrente all’interno delle strutture anatomiche in direzione della piastra di ritorno.
Come il percorso del proiettile nei telefilm C.S.I. Miami.
Questo ti aiuta a capire quale percorso farà la corrente e se la struttura anatomica a cui hai deciso di cedere energia, sarà attraversata dalla corrente.

È giusto evidenziare, che con la modalità capacitiva, l’energia viene dissipata maggiormente in superficie e questo rende meno importante la scelta della geometria.
Spesso è molto più utile, poter utilizzare 2 manipoli (modalità neutro dinamico).

Infatti in molti casi, il posizionamento della piastra di ritorno, non viene fatta per ottenere la migliore geometria, ma perché la morfologia della zona non permette un buon contatto della stessa. Ad esempio, quando trattiamo l’articolazione della caviglia si è molto più precisi con l’utilizzo del neutro dinamico a differenza della più classica applicazione unipolare…

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